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"Roma diventa la città del gusto"

POSSONO I FORMAGGI essere forme d'arte? Sì, se sono
artigianali in senso superlativo. Se si rifanno all'antica arte casearia. Se la produzione
è un mix di sapere e istinto coniugate al gusto invece che al segno. Se ogni forma
è il risultato di ricerca ed esecuzione filologiche, un pezzo unico e irripetibile
proprio come un piccolo capolavoro. E se nella
confezione c'è lo zampino del pittore. Forme d'Arte Formaggi, selezione e
affinamento di prodotti caseari toscani, si muove nel solco della
virtuosa “liaison” tra cibo e cultura fin dalla
nascita. Il nome è già un manifesto, una dichiarazione d'intenti con la
quale Paolo Piacenti ha voluto firmare i suoi formaggi “artistici”. Quarant' anni, di cui venti passati a fare il rappresentante del settore alimentare, a un certo punto Paolo ha deciso di
voltare pagina e di dare voce alle passioni della sua vita.
<
>, dice con un forte accento toscano
il maître fromager di Certaldo, che della gioventù ha
conservato la freschezza espressiva e un temperamento portato al gioco. . Insomma,
come direbbe Charlie Chaplin, “fare della propria vita una splendida avventura”.
…E dalle pergamene rinasce l'antico cacio
<
tre anni fa,
una sera a cena con amici artisti. Sette artisti, alcuni italiani,
altri stranieri ma legati alla Toscana per ispirazione o dimora, che
hanno accettato di fare le etichette dei formaggi selezionati e
stagionati “dammé'”>>. Con la complicità della moglie che si
dimostra una campagna di vita di fronte alle incertezze di una nuova
attività, Paolo gira in lungo e in largo la Toscana alla ricerca di
pastori che lavorano come una volta. Apre dei locali di affinamento a
Certaldo, paese a metà strada fra Firenze e Siena, dove stagiona le
piccole partite selezionate. E si mette sulle tracce di formaggi di cui
si era persa la memoria. Come il “cacio di Lucardo”, un dinosauro
dell'arte casearia toscana, una bella storia figlia della curiosità e
dello spirito di indagine di Paolo. . Da Sherlock Holmes del gusto,
Paolo indiga. In internet, nell'elenco dei prodotti tradizionali toscani
curato dall'Arsia, trova il “marzolino di Lucardo”, un pecorino,
scomparso cento anni fa per gli alti costi di produzione, perché fatto a
mano e solo in famiglia. Grazie a un ricercatore storico trova la
ricetta originale in un libro conservato nell'Accademia dei Georgofili
e, in collaborazione con la Regione Toscana e la Cia (Confederazione
Italiana Agricoltori), individua i pastori-casari giusti e ne riprende
la produzione seguendo l'antico percorso: latte crudo, caglio vegetale
(il cardo selvatico), “culle” di stoffa e olio di gomito. E una
produzione tutta al femminile, per riallacciarsi alla tradizione
medievale che voleva nella lavorazione dei formaggi solo donne.
<
>.
A tre anni di distanza, Forme d'Arte ha circa 20 tipi di formaggi,
quasi tutti pecorini, quasi tutti fatti a mano a latte crudo,
provenienti per lo più dalla provincia di Siena: Montalcino, San Galgano
(dove c'è l'abbazia con la spada nella roccia), Chiusdino. Formaggi dal
sapore ricco ma equilibrato, intensi al naso e al palato ma non
stucchevoli, e che <
>. Su pecorini “naturali”, barricati, sotto cenere e
sotto foglie di noce, pecorino di fossa (prodotto in Toscana ma portato
“a balia” a Talamello), “mucchini” e “cacio del frate” (ispirato a una
ricetta siciliana) le etichette firmate da pittori di arte
contemporanea, da Antonio Biancalani a Masato Yoshioka. I prodotti di
Forme d'Arte entrano ora nel mercato ma già si trovano in alcuni bei
nomi dell'alimentare italiano: La Leggenda dei Frati a Monteriggioni,
L'Osteria di Passignano a Tavarnelle Val di Pesa, la gastronomia
Franchin a Padova, a Roma il wine bar Uve e Forme, il ristorante
L'Arcangelo, le gastronomie La Tradizione e Roscioli e, dal prossimo
inverno, Pizzarium di Gabriele Bonci. E - se non altro per coerenza -
alla Cacioteca Forme e Arte in via del Castello a Certaldo, che ospita
serate di degustazioni e mostre di scultura.
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